mercoledì 15 ottobre 2014

Doraemon

Doraemon (ドラえもん) è un manga creato da Fujiko F. Fujio e pubblicato in Giappone sul mensile CoroCoro Comic, edito dalla Shogakukan, dal 1969 al 1996. In Italia il manga è stato pubblicato da Star Comics.
Dal manga, sono state tratte tre serie anime, rispettivamente del 1973, 1979 e 2005. In seguito sono stati prodotti film, videogiochi e musical dedicati all'opera.
Il nome "Doraemon" può essere tradotto approssimativamente come "randagio". Insolitamente, il nome "Doraemon" è scritto con un misto delle due scritture giapponesi: il katakana (ドラ) e l'hiragana (えもん). "Dora" proviene da "dora neko" (gatto randagio, どら猫), ed è una corruzione di nora (randagio). "Emon" è un componente dei nomi maschili, come Goemon, benché non più molto diffuso come nel passato. "Dora" non proviene da dora, che in giapponese significa gong, ma approfittando della omofonia, la serie spesso fa giochi di parole e riferimenti su ciò, a partire dal fatto che Doraemon ama i dorayaki.
TRAMA
La storia narra delle grandi avventure di un robot blu e del suo amico, Nobita Nobi. Doraemon è un robot venuto dal ventiduesimo secolo per aiutare il fastidioso e pigro Nobita Nobi ad andare bene a scuola, a non essere così pigro e a difenderlo dai due bulli del quartiere: Takeshi e Suneo. Nobita si caccia sempre nei guai con i chuski di Doraemon, da cui Nobita dipende molto. Doraemon ce la farà oppure fallirà ad educare questo bambino? Nobita è anche innamorato di Shizuka Minamoto, sua compagna di scuola, brava ed educata. Gli episodi seguono sempre lo stesso schema: Doraemon possiede una tasca quadridimensionale, chiamata gattopone, da cui estrae ogni sorta di gadget molto particolare del XXII secolo che chiama "ciuschi". Il pigro Nobita, poco considerato dagli altri, ed oltretutto principale bersaglio dei bulli locali, finisce regolarmente col chiedere aiuto a Doraemon affinché trovi qualche dispositivo in grado di attuare vendette, risolvere i suoi problemi o tenere testa al bullo Takeshi Goda e al suo braccio destro Suneo Honekawa, un ragazzo ricco e viziato che si vanta continuamente dei suoi acquisti e delle sue disponibilità economiche.
In ogni episodio Nobita si spinge sempre troppo oltre, e malgrado le migliori intenzioni di Doraemon e della sua tecnologia del XXII secolo, Nobita si ritrova in situazioni anche peggiori di quelle che voleva risolvere all'inizio delle sue avventure, ma Doraemon riesce a trovare una nuova soluzione e la vita di Nobita (che ha fatto la cosa giusta) è sana e salva.
PERSONAGGI PRINCIPALI
Doraemon (ドラえもん)
È un gatto robot proveniente dal XXII secolo che ha paura dei topi. E' responsabile e avverte sempre Nobita di usare con cautela i suoi "ciuschi". Adora i dolci ed è disposto a tutto pur di mangiarne qualcuno a merenda. È spesso comprensivo con Nobita, però a volte sa essere severo nei suoi confronti. In alcune puntate si fa "corrompere" da Nobita per rubare i suoi ciuschi a fini egoistici. A Doraemon piace molto una gatta di nome Mie-Chan.
Nobita Nobi (野比 のび太)
È un bambino buono e non può fare a meno di aiutare le persone, ma è anche molto pigro: spesso si mette a fare un pisolino sulla sua scrivania mentre fa i compiti o anche a scuola. In un episodio Nobita dichiara di dormire mediamente 12 ore al giorno. In molti episodi quando Shizuka e Dekisugi stanno assieme lui non fa altro che piangere e chiedere aiuto a Doraemon. I suoi hobby preferiti sono guardare la televisione, leggere fumetti, dormire e andare in giro con Shizuka, di cui è innamorato. È molto bravo a giocare a ripiglino. Il suo nome è un gioco di parole che significa "uno che se la prende comoda". Nobita è nato il 7 agosto e in un episodio viene citata la sua età: egli ha 11 anni. Si scoprirà che sposerà Shizuka e avranno un figlio.
Shizuka Minamoto (源静香)
È un amica di Nobita, il quale la aiuta, essendo segretamente innamorato di lei, con i chuski di Doraemon. Shizuka suona il violino anche se in alcuni episodi dimostra di non suonarlo bene. Ama fare il bagno caldo e Nobita in alcuni episodi la spia mentre si spoglia o fa il bagno. È una ragazza molto diligente e studiosa.
Takeshi Goda (剛田 武)
È un bullo irascibile, egoista e prepotente, che vuole sempre rubare fumetti e macchine radiocomandate ai suoi compagni. Ha una passione per il canto, nonostante sia terribilmente stonato. Ha una sorella più piccola di nome Jaiko, che sogna di diventare una mangaka. Takeshi mostra il suo lato buono solo con lei.
Suneo Honekawa (骨川スネ夫)
È il millantatore che sfoggia la sua ricchezza a Nobita. Ha un fratello più giovane, Sunetsugu, che è stato accolto in una famiglia a New York, negli USA. È un alleato di Takeshi nel rubare i chuschi a Doraemon. Spesso quando il padre porta a casa cose rare dall'America, se ne vanta con gli amici, soprattutto con Nobita perché sa che lui si ingelosisce molto. In molte puntate Suneo pratica il suo gioco preferito: quello di pilotare macchinine o aerei radiocomandati, questo gioco però non vuole farlo praticare a Nobita perché sa che in passato ne ha distrutte parecchie. In alcuni episodi anche Suneo dimostra di avere un debole per Shizuka.
MANGA
Nel dicembre 1969, il manga Doraemon comparve simultaneamente in sei differenti riviste mensili per bambini. Le riviste prendevano il titolo dall'anno scolastico dei propri lettori, quindi Yoiko (bravi bambini), Yōchien (asilo), Shogaku Ichinensei (prima classe delle scuole primarie) e Shogaku Yonnensei (quarta classe delle scuole primarie). Dal 1973, la serie iniziò su altre due riviste, Shogaku Gonensei (quinta classe delle scuole primarie) e Shogaku Rokunensei (sesta classe delle scuole primarie). Le storie pubblicate su ognuna rivista erano differenti, il che significava che gli autori stavano creando più di sei fumetti ogni mese. Nel 1977, CoroCoro Comic fu lanciata come rivista di Doraemon. Manga inediti basati sui film di Doraemon furono anche pubblicati su CoroCoro Comic. Le storie che vengono conservate sotto il marchio Tentōmushi sono proprio le storie che si trovavano in queste riviste.
Dal debutto di Doraemon nel 1969, le storie sono state selettivamente raccolte in quarantacinque volumi, pubblicati fra il 1974 ed il 1996, che hanno avuto una tiratura di oltre 80 milioni nel 1992. Inoltre, Doraemon è comparso anche in numerose serie manga della Shōgakukan. Nel 2005 la Shōgakukan ha pubblicato una serie di cinque volumi dal titolo Doraemon+, che comprendevano alcune delle storie escluse dai quarantacinque volumi originali.
FINALI (SPOILER!!!)
Nel corso degli anni furono realizzati svariati finali della serie per andare incontro alla crescita delle generazioni di bambini che erano cresciuti con Doraemon:
marzo 1971, Shogaku 4-nensei: Doraemon lascia Nobita e torna nel futuro.
marzo 1972, Shogaku 4-nensei: Doraemon lascia Nobita e torna nel futuro. Nel 1981 questo episodio fu adattato in animazione, e nel 1998 in un film d'animazione.
marzo 1972, Shogaku 4-nensei: Doraemon lascia Nobita durante il sonno, dopo aver capito che è cresciuto.
Quando il duo Fujiko Fujio si sciolse nel 1987, l'idea di realizzare un finale ufficiale della serie non fu mai affrontata, e successivamente divenne irrealizzabile con la morte di Fujiko F. nel 1996. Tuttavia, appare evidente da alcuni episodi e da molti film della serie dove Nobita viaggia nel futuro, che alla fine sposerà Shizuka e vivrà una vita felice, lontano da Doraemon, che però rimarrà nei suoi ricordi.
ANIME
Nel 1973, la Nippon Television trasmise una prima serie animata prodotta dalla Tokyo Movie, che però non divenne mai popolare ed ebbe vita breve, fermandosi a 26 episodi. Doraemon rimase esclusivamente di dominio della carta stampata fino al 1979, quando TV Asahi e Shin-Ei Animation produssero una nuova serie animata di Doraemon che riscosse (e continua ancora a riscuotere) un incredibile successo, ed in Giappone cominciò la "febbre" di Doraemon.
In Italia la serie ha debuttato nel 1982 su Rai Due all'interno della trasmissione per ragazzi Tandem, avendo poi diverse repliche su tv minori e locali. Dal 2003, su Italia1, è andata in onda una nuova edizione, che includeva puntate precedentemente inedite (ma sempre prodotte a partire dagli anni '80). Questa seconda edizione ha avuto repliche su Boing e Hiro.
Sempre lo studio Shin-Ei Animation ha prodotto nel 2005 un sequel della serie televisiva, trasmessa per la prima volta in Giappone dal 15 aprile 2005 su TV Asahi. In Italia i diritti sono stati acquistati da Mediaset, che ha iniziato a trasmettere la serie dal 3 marzo 2014 su Boing.
FILM
Dal 1980 fino ad oggi sono stati creati dei lungometraggi con cadenza annuale. I film hanno un tono un po' più avventuroso, dove i vari personaggi vengono calati in situazioni esotiche ed avventurose. Alcuni dei film sono basati su leggende o trame letterarie, altri affrontano temi "seri", in particolare su soggetti ambientalistici e sull'uso della tecnologia.
VIDEOGIOCHI
Sono stati prodotti 65 videogiochi ispirati a Doraemon e pubblicati esclusivamente per il mercato giapponese. I videogiochi sono stati realizzati a partire dal sistema Arcadia 2001 sino ad arrivare ai più moderni Nintendo 3DS. Il personaggio di Doraemon inoltre compare nella popolare serie della Namco Taiko no Tatsujin.
MUSICAL
Butaiban Doraemon Nobita to animal planet è un musical del 2008 basato sul film del 1990 dal titolo omonimo. La storia è la stessa del film originale: Nobita scopre della polvere magica nella propria casa in grado di teletrasportarlo sul pianeta degli animali.
Il musical ha debuttato al Tokyo Metropolitan Art Space il 4 settembre 2008, concludendosi il 14 settembre dello stesso anno.
ACCOGLIENZA
Bus con Doraemon al Museo di Fujiko F. Fujio a Kawasaki.
La serie ha debuttato nel dicembre 1969, pubblicata simultaneamente in sei riviste. In totale, sono state create 1.344 storie nella serie originale, pubblicate dalla Shogakukan per l'etichetta manga Tentōmushi (てんとう虫), per un totale di quarantacinque volumi. I volumi sono raccolti presso la Takaoka Central Library di Toyama, Giappone, dove l'autore è nato. La fine del manga è stata collocata in base all'anno di morte di chi l'ha creato (1996), ma il personaggio è stato riutilizzato anche in seguito per svariate mansioni, come dalla pubblicità alla semplice oggettistica.
La maggior parte delle storie di Doraemon sono commedie che insegnano ai bambini i valori dell'integrità, della perseveranza, del coraggio, della famiglia e del rispetto. Inoltre sono spesso affrontati temi ambientalisti come il surriscaldamento globale, le specie di animali in via di estinzione, il disboscamento e l'inquinamento ed in alcune occasioni sono stati affrontati argomenti didattici come i dinosauri, i viaggi di Gulliver o la storia del Giappone.
Il termine "Doraemon" è ormai un termine di conoscenza comune in tutto il Giappone. Persino i quotidiani fanno regolarmente riferimenti a esso come qualcosa con la capacità di soddisfare tutti i desideri. Anche gli altri personaggi della serie sono frequentemente citati in TV. Alcune riviste hanno usato l'analogia che l'America è il Takeshi del mondo e il Giappone è il suo compagno Suneo. Inoltre è un fenomeno culturale molto diffuso e può essere visto in vari luoghi; ad esempio, Doraemon è utilizzato come carattere promozionale da Art Hikkoshi Center (アート 引越 センター Āto Hikkoshi Sentā), una società, e da Cocos, una catena di ristoranti. I personaggi della serie vengono menzionati anche in diversi anime e manga da altri mangaka.
Il marchio "Doraemon" fa appello anche per la carità, il "Fondo Doraemon".
Il lottatore di sumo Takamisugi è stato soprannominato "Doraemon" per via della sua forte somiglianza con il personaggio.
Alla fine del 2011, Shogakukan e Toyota hanno unito le forze per creare una serie di spot live-action come parte della campagna pubblicitaria della Toyota. Gli spot raffigurano i personaggi quasi 20 anni più vecchi. L'attore di Hollywood Jean Reno interpreta il ruolo di Doraemon.
Doraemon è stato insignito del Japan Cartoonists Association Award per l'eccellenza nel 1973; ha inoltre vinto il Shogakukan Manga Award nella categoria dei fumetti per bambini nel 1982, ed il primo Osamu Tezuka Culture Award nel 1997.
Il 22 aprile 2002, sullo speciale Asian Hero nella rivista Time Magazine, Doraemon è stato selezionato come uno dei 22 eroi asiatici. Essendo l'unico personaggio anime selezionato, Doraemon è stato descritto come "L'eroe più tenero dell'Asia".
Nel 2005 il Taiwan Society of New York ha selezionato Doraemon come significato culturale giapponese otaku della cultura pop nella mostra Little Boy: The Arts of Japan's Exploding Subculture, curata dal famoso artista Takashi Murakami.
Nel marzo 2008, è stato nominato "ambasciatore degli anime nel mondo", dal Ministro degli Esteri giapponese Masahiko Komura per promuovere la cultura e l'industria dell'animazione fuori dal Giappone.
Il 3 settembre 2011 apre a Kawasaki il Museo di Fujiko.F.Fujio, con Doraemon come star del museo.
Il 3 settembre 2012, a Doraemon è stata concessa la residenza ufficiale nella città di Kawasaki, 100 anni prima della sua nascita.




Per oggi è tutto, sayounara
*Checca-chan

martedì 14 ottobre 2014

Parole principali


Parole e frasi usate più comunemente:
Konnichiwa (こんにちは) = ciao
Ohayougozaimasu (おはようございます) = buongiorno
Konbanwa (こんばんわ) = buonasera
Oyasumi nasai (お休み なさい) = buonanotte
Ogenki desuka? (お元気 ですか?) = come stai?
Genki desu (元気 です) = sto bene
Amari genki dewa arimasen (あまり 元気 でわ ありません) = non sto molto bene
Totemo genki desu とても 元気 です() = sto benissimo
Watashi wa genki desu. Anatawa? (私 わ 元気 です。 あなたわ?) = Io sto bene grazie. E tu?
Onamae wa nan desuka? (お名前 わ なん ですか?) = come ti chiami?
Watashi wa ... to iimasu (私 わ 。。。 と 言います) = io mi chiamo ...
Hajimemashite (はじめまして) = piacere di conoscerti
Dochira no syusshin desuka? (どちら の 出身 ですか?) = da dove vieni?
Watashi wa ... syusshin desu (私 わ 。。。 出身 です) = vengo da ...
Oshigoto wa nan desuka? (お仕事 わ なん ですか?) = che lavoro fai?
Gakusei desu (学生 です) = sono uno studente
Kyoushi desu (教師 です) = sono un'insegnante
Dokoni sunde imasuka? (どこに 住んで いますか?) = dove abiti?
Wa doko desuka? (わ どこ ですか?) = dov'è?
Nansai desuka? (何歳 ですか?) = quanti anni hai?
Watashi wa ... sai desu (私 わ 。。。 再 です) = ho ... anni
Eigo o hanasemasuka? (英語 お 話せますか?) = parli inglese?
Sukoshi dake eigo o hanasemasu (少し だけ 英語 お 話せます) = parlo solo un po' d'inglese
Wakarimasen (わかりません) = non capisco
Mou ichido itte kuremasenka? (もう 一度 行って くれませんか?) = puoi ripeterlo?
Mou sukushi yukkuri hanashite kuremasenka? (もう 空くし ゆっくり 話して くれませんか?) = puoi parlare più lentamente?
Tetsudatte kuremasenka? (手伝って くれませんか?) = puoi aiutarmi?
Hai (はい) = si
Iie (いいえ) = no
Douzo (どうぞ) = per favore
Arigatou (ありがとう) = grazie
Douitashimashite (どういたしまして) = prego
Sumimasen (すみません) = scusami
Gomennasai (ごめんなさい) = mi dispiace
Soreja, mata (それじゃ, また) = a presto
Soreja, ashita (それじゃ, 明日) = a domani
Sayounara (さようなら) = arrivederci
You ichinichi o (用 一日 お) = buona giornata

Spero sia stato di vostro interesse, sayounara
*Checca-chan!

lunedì 13 ottobre 2014

Bandiera del Giappone

La bandiera nazionale del Giappone è la bandiera che rappresenta il Paese e, insieme al fiore di crisantemo e all'inno nazionale, costituisce il simbolo nazionale giapponese. Si tratta di una bandiera bianca rettangolare con un grande disco rosso (che rappresenta il Sole) al centro. La bandiera è ufficialmente chiamata Nisshōki (日章旗? “Bandiera del Sole a forma di disco”) in giapponese, ma è più comunemente nota come Hinomaru (日の丸? “Disco solare”).
La bandiera Nisshōki viene designata bandiera nazionale dell'Impero del Giappone ai sensi della Legge sulla bandiera e inno nazionale giapponese, promulgata ed entrata in vigore il 13 agosto 1999, anche se, in mancanza di una legislazione che in precedenza indicasse una bandiera nazionale ufficiale, essa viene considerata la bandiera de facto del Giappone già dal 1870. In quell'anno, infatti, vengono istituiti due bandi che prevedono chiare disposizioni per la progettazione e la realizzazione di una bandiera nazionale. L'uso della Hinomaru viene fortemente limitato nei primi anni dell'occupazione americana dopo la seconda guerra mondiale; tuttavia tali restrizioni diventano col tempo meno severe.
Agli inizi della storia giapponese, il motivo Hinomaru viene utilizzato sulle bandiere di daimyō e samurai. Un antico testo contenuto all'interno dello Shoku Nihongi racconta che l'imperatore Mommu era solito utilizzare una bandiera che rappresentasse il Sole nella sua corte già nell'anno 701, primo uso documentato di una bandiera col Sole nella storia del Giappone. La più antica bandiera esistente viene conservata nel tempio Unpō-ji di Kōshū a Yamanashi, risalente a prima del XVI secolo, donata, secondo un'antica leggenda, dall'imperatore Go-Reizei nell'XI secolo. Durante il Rinnovamento Meiji, sia il disco solare che la bandiera del Sole Nascente della Marina Imperiale Giapponese diventano simboli principali dell'emergente Impero giapponese. Manifesti di propaganda, libri di testo, e film dipingono la bandiera come fonte di orgoglio e patriottismo. Nelle case giapponesi, i cittadini sono tenuti a esporre la bandiera durante le feste nazionali, lutti e altre occasioni, come decretato dal governo. In questi anni per il popolo giapponese la bandiera diventa simbolo di devozione verso il Giappone e l'imperatore, venendo utilizzata sui capi di abbigliamento o per la creazione di piatti ispirati al suo design durante la seconda guerra sino-giapponese e nei successivi conflitti.
L'idea che i giapponesi hanno della bandiera nazionale è soggetta a controversie. Per alcuni giapponesi essa rappresenta il Giappone, e nessun altro simbolo potrebbe prendere il suo posto, tuttavia, la bandiera non viene esposta frequentemente nel Paese nipponico a causa della sua associazione con l'ultranazionalismo. Il suo uso nelle scuole pubbliche, insieme a quello dell'inno nazionale Kimi ga yo, è oggetto di dibattito dalla fine della seconda guerra mondiale (la guerra del Pacifico), e le controversie circa il loro uso hanno portato a proteste e dibattiti. Per gli abitanti di Okinawa, la bandiera simboleggia e ricorda gli eventi della seconda guerra mondiale e la successiva presenza militare degli Stati Uniti d'America nel territorio. Per alcune nazioni occupate dal Giappone in tempo di guerra essa è un simbolo di aggressione e di imperialismo. La Hinomaru è stata usata come strumento contro le nazioni occupate a scopo di intimidazione, affermando il dominio del Giappone. Nonostante le connotazioni negative, fonti occidentali e giapponesi sostengono che la bandiera sia un simbolo potente e duraturo per i giapponesi. Diversi stendardi militari del Giappone sono basati sulla Hinomaru, compreso l'emblema della Marina. Infine, essa funge anche da modello per altre bandiere giapponesi in uso pubblico e privato.
STORIA: ORIGINI
L'origine esatta dell'Hinomaru è sconosciuta, ma il sorgere del Sole in Giappone ha sempre avuto un importante significato simbolico sin dal VII secolo. Nel 607, una missiva ufficiale inviata all'imperatore cinese Sui Yangdi, inizia con la frase «Dall'imperatore del Sole nascente...», questo poiché il Giappone si trova a est del continente asiatico e il Sole sorge a est. Il Giappone d'altronde è spesso identificato come "la terra del Sol levante". Il Sole è anche strettamente legato alla famiglia imperiale, e come afferma la leggenda, il trono imperiale discenderebbe dalla dea del Sole Amaterasu.
Storicamente le bandiere, gli emblemi e i vessilli godevano di grande importanza in Giappone, venendo utilizzati come simboli di riconoscimento, soprattutto in battaglia; per lo più si trattava di stendardi o gonfaloni raffiguranti il mon (stemma di famiglia) dei signori daimyō. I membri della famiglia di quest'ultimo, come il figlio, il padre o il fratello utilizzavano invece bandiere differenti da portare in guerra. Le bandiere erano poste sulla schiena dei soldati inviati in battaglia e anche i generali ne usufruivano, con sostanziali differenze rispetto a quelle dei soldati semplici, soprattutto nella forma e nelle dimensioni.
I primi riferimenti all'utilizzo di bandiere in Giappone si trovano nelle cronache cinesi le quali descrivono i messaggeri giapponesi brandenti stendardi gialli e bandiere di seta dorata. Una delle più antiche bandiere del Giappone, risalente almeno al XVI secolo, si trova al tempio Unpo-ji nella prefettura di Yamanashi. La leggenda narra che essa venne donata a Minamoto no Yoshimitsu dall'imperatore Go-Reizei e successivamente conservata come un tesoro di famiglia dal clan Takeda per i successivi mille anni.
PERIODO HEIAN, KAMAMURA E MUROMACHI
Nel tardo periodo Heian, caratterizzato da numerosi conflitti quali le guerra Genpei e le guerre civili di Hogen e Heiji, veniva utilizzata una bandiera chiamata hata-jirushi (旗印?) come segno di riconoscimento per gli eserciti samurai. Essa era costituita da una serie di bandiere più piccole appese lungo un'asta orizzontale collegata al pennone. Era un segno distintivo utilizzato sia dai membri del clan Taira sia dai membri del clan Minamoto, protagonisti della guerra Genpei, e secondo alcune fonti come l'Heike Monogatari (opera del XII secolo che narra la lotta tra i due clan) la Hinomaru compare disegnata nei loro ventagli da combattimento.
Un'altra leggenda sull'origine della Hinomaru è attribuita al sacerdote buddista Nichiren. Presumibilmente, nel corso del XIII secolo, durante l'invasione mongola, Nichiren fece dono allo shōgun di uno stendardo da portare in battaglia su cui è raffigurato il Sole. In quest'epoca si possono trovare inoltre le prime testimonianze scritte dell'utilizzo delle prime bandiere nella storia del Giappone, grazie all‘Ekotoba Shurai Moko, una pergamena scritta da Takezaki Suneaga che riporta il numero e le caratteristiche degli eserciti impegnati nel conflitto contro i mongoli.
Nel frattempo, per legittimare il proprio dominio, gli shōgun Ashikaga, discendenti dal clan Minamoto, utilizzavano una bandiera raffigurante il dio della guerra Hachiman, e Yoshikuni Minamoto, il primo a entrare a far parte del clan Ashikaga, la adottò come emblema personale. Yoshiaki Ashikaga, ultimo shōgun Ashikaga, riprese questa bandiera e vi affiancò la Hinomaru, mentre Shigeuji Ashikaga, membro di un ramo cadetto della famiglia, creò il proprio vessillo unendo il suo mon alla bandiera Hinomaru.
PERIODO SENGOKU E AZUCHI-MOMOYAMA
Durante il periodo Sengoku, l'individuazione delle truppe amiche tramite l'uso di bandiere di identificazione e la segnalazione per mezzo di queste fece crescere l'importanza di tale strumento. Questo periodo vide anche la diffusione di striscioni stretti e lunghi chiamati nobori (幟?), i quali venivano fissati a delle aste orizzontali e utilizzati in pari alle hata-jirushi.
Takeda Shingen, uno dei daimyō più importanti di questo periodo era solito utilizzare la Hinomaru e una di queste è ancora conservata nel Museo Takeda, nel tempio Erin di Kōfu. Nello stesso periodo, anche il rivale di Shingen, Uesugi Kenshin, utilizzò la bandiera.
Tra i daimyō di questo periodo che fanno uso del disco solare come proprio simbolo si ricorda Tadatsugu Sakai, che la incorporò al suo uma-jirushi (馬印?), e Date Masamune, spesso raffigurato con un sashimono (指物?) raffigurante un disco solare. Toyotomi Hideyoshi uno dei "grandi unificatori del Giappone", era solito portare il simbolo del disco solare nelle sue navi durante le invasioni della Corea, mentre Tozawa Masamori, alleato di Tokugawa Ieyasu, per i suoi messaggeri utilizzava un sashimono costituito da un disco rosso disegnato al centro di uno sfondo azzurro.
SHOGUNATO TOKUGAWA
Nel 1600, il Paese si divise in due fazioni che si sfidarono nella battaglia di Sekigahara. Questo conflitto vide vincitore Tokugawa Ieyasu, il quale nello stesso anno istituì lo shogunato Tokugawa ordinando alle navi giapponesi di issare sui propri alberi la Hinomaru, scelta come insegna navale dell'epoca. Durante questo periodo venne istituita una politica conosciuta come sakoku, che limitava la comunicazione e il commercio con gli altri Paesi, in particolare con le potenze straniere. Il confinamento si concluse nel 1853, quando il Commodoro Matthew Perry costrinse il Giappone a riaprire le sue frontiere, episodio ricordato come l'avvento delle "navi nere". Un anno dopo, nel 1854, il governo ordinò a tutte le navi giapponesi di fregiarsi della Hinomaru in modo da distinguersi dalle imbarcazioni straniere. Prima di allora, non vi erano direttive su quali bandiere utilizzare sulle navi commerciali durante le negoziazioni con gli americani e i russi.
RESTAURAZIONE MEIJI
L'atteggiamento assunto dallo shogunato contro le potenze straniere portò all'insoddisfazione dei vari gruppi sociali, i quali auspicavano a un ritorno della politica dell'imperatore, declassato a occuparsi solo di questioni religiose da diversi secoli. La situazione degenerò nella guerra Boshin, portando alla successiva caduta dell'ultimo shogun Tokugawa. È interessante notare che, nel corso di tale conflitto, sia gli alleati di guerra dello shogunato che i sostenitori dell'imperatore utilizzavano la bandiera Hinomaru come proprio simbolo. L'imperatore riprese il controllo del governo del Paese e avviò un processo di modernizzazione: due proclami del 1870, effettuati dal Consiglio di Stato (Daijō-kan), l'organo di governo all'inizio dell'era Meiji, prevedevano chiare disposizioni per la progettazione e la realizzazione di una bandiera da adottare quale simbolo nazionale. La bandiera con il disco solare venne adottata dalle navi mercantili nazionali dopo il proclama n. 57 del terzo anno dell'era Meiji (pubblicato il 27 febbraio 1870) e dalla marina militare dopo il proclama n. 651 del terzo anno dell'era Meiji (27 ottobre 1870) diventando così la prima bandiera nazionale adottata dal Giappone. Un anno dopo, le responsabilità legislative ricaddero sulla Camera di sinistra (Sa-in) mentre, nel 1885, il Consiglio di Stato venne sostituito dal Consiglio dei Ministri (Naikaku): tali cambiamenti nella struttura politica comportarono che tutte le leggi precedenti non pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale venissero abrogate. A causa di questa sentenza da parte del nuovo governo, la Hinomaru divene la bandiera nazionale de facto poiché nessuna legge rimase in vigore dopo la Restaurazione Meiji.
Mentre l'idea di disporre di simboli nazionali identificativi risultava ancora inusuale per i giapponesi, il Governo Meiji necessitava di essi per comunicare con il mondo esterno. È di questo periodo, infatti, l'instaurazione di ulteriori simboli che rappresentassero l'identità giapponese, quali l'inno Kimi ga yo e il sigillo imperiale. Venne istituito anche lo shintoismo di Stato, mediante il quale si cercò di dare un'impronta di unità nazionalista supportata dai credi dello shintoismo. Tra le altre misure, venne introdotto un nuovo calendario che prevedeva cinque festività principali all'anno (gosekku), e per le nuove celebrazioni, il governo fece pressione al popolo affinché fosse usata la Hinomaru in queste date, anche attraverso una coercizione da parte della polizia.
IMPERIALISMO GIAPPONESE E LA GUERRA DEL PACIFICO
L'importanza e la diffusione della bandiera nazionale aumentava quale effetto della crescita della potenza dell'Impero del Giappone, venendo sovente utilizzata nei festeggiamenti dopo le vittorie nelle prime guerre sino-giapponese e russo-giapponese. Un film di propaganda giapponese del 1934 ritrae le bandiere nazionali straniere raffigurate in modo errato o incompleto, mentre la bandiera giapponese è perfetta in tutte le sue forme. Nel 1937, un gruppo di ragazze della prefettura di Hiroshima mostrarono solidarietà ai soldati giapponesi impegnati in Cina durante la seconda guerra sino-giapponese preparando dei cosiddetti "pasti-bandiera", ovvero degli umeboshi al centro di un letto di riso. Lo Hinomaru-bento divenne in quel periodo il principale simbolo della mobilitazione bellica del Giappone e della solidarietà verso i suoi soldati fino al 1940.
Le prime vittorie giapponesi nella guerra sino-giapponese videro la Hinomaru nuovamente utilizzata per le celebrazioni. Veniva tenuta in mano da ogni giapponese e sventolata durante le sfilate.
La Hinomaru comparve anche nei libri del periodo, insieme a slogan inneggianti all'imperatore e al Paese. Il patriottismo veniva inculcato come una virtù ai bambini giapponesi. Tali manifestazioni, come ad esempio l'esposizione della bandiera o la venerazione quotidiana dell'imperatore, erano i comportamenti da seguire per essere considerato un "buon giapponese".
Durante la seconda guerra mondiale la bandiera era vista come uno strumento simbolo dell'imperialismo giapponese dell'epoca nelle zone occupate del Sud-est asiatico poiché i cittadini erano obbligati a esporre la bandiera e gli scolari a cantare l'inno nelle cerimonie mattutine di sensibilizzazione. Tuttavia, in alcune zone come le Filippine, l'Indonesia, e Manchukuo, veniva permesso di esporre anche le bandiere locali. In alcune colonie come la Corea, la Hinomaru e altri simboli venivano utilizzati per relegare i coreani alla seconda classe dell'impero. Per i giapponesi dell'epoca, la Hinomaru era la "bandiera del Sol Levante che illumina le tenebre del mondo intero", per gli occidentali, equivale a uno dei simboli rappresentanti la potenza militare giapponese.
OCCUPAZIONE AMERICANA
La Hinomaru, bandiera de facto per tutta la seconda guerra mondiale e il periodo di occupazione, subì delle rigide restrizioni sul suo utilizzo durante l'occupazione americana, necessitando dell'autorizzazione del Comandante supremo delle forze alleate per essere esposta e issata liberamente. Le fonti differiscono sulla misura in cui ne fu limitato l'uso: alcune di esse riportano il termine "proibita", tuttavia, benché le restrizioni inizialmente fossero pesanti, non costituivano un vero e proprio divieto. A causa di ciò, anche dopo la seconda guerra mondiale, e per tutta la duratura dell'occupazione statunitense, venivano utilizzati dei vessilli per identificare le navi civili giapponesi dall'Autorità di controllo navale di spedizione per la marina mercantile giapponese, ispirati alle bandiere del codice internazionale nautico. Per le navi giapponesi veniva utilizzata una versione modificata della E. Per identificare le navi americane operanti nelle acque giapponesi viene invece utilizzata una versione modificata della O.
Il 2 maggio 1947, il Generale Douglas MacArthur eliminò le restrizioni sulla esposizione della Hinomaru per il parco del Palazzo della Dieta Nazionale, il Palazzo Imperiale, la Residenza del Primo Ministro e per il Palazzo della Corte Suprema, come conseguenza della ratifica della nuova Costituzione del Giappone. Le restrizioni vennero ulteriormente ammorbidite nel 1948, quando ai cittadini venne permesso di esporre la bandiera nei giorni festivi. Nel gennaio 1949, le restrizioni vennero abolite definitivamente: chiunque poteva esporre la Hinomaru in qualsiasi momento. Di conseguenza, le scuole e le case vennero incoraggiate a esporla, e questo avvenne fino ai primi anni del 1950.
DAL DOPOGUERRA AGLI ANNI NOVANTA
Fin dalla seconda guerra mondiale, la bandiera del Giappone aveva subito aspre critiche per la sua associazione con il passato militarista del Paese. Obiezioni analoghe vennero sollevate anche contro l'inno nazionale attuale, Kimi ga yo. I sentimenti negativi verso la Hinomaru e Kimi ga yo costrinsero il Paese nipponico a un generale cambiamento di pensiero, passando dal forte sentimento patriottico incentrato sul Dai Nippon (Grande Giappone) a un più pacifista e antimilitarista Nihon. A causa di questo cambiamento ideologico, la bandiera venne utilizzata raramente durante il secondo dopoguerra, nonostante le restrizioni fossero già state revocate dal CSFA nel 1949.
Una volta che il Giappone cominciò a ristabilirsi diplomaticamente, la Hinomaru venne utilizzata come arma politica all'estero. Durante una visita da parte dell'Imperatore Hirohito e dell'Imperatrice Kojun nei Paesi Bassi, la Hinomaru venne bruciata dai cittadini olandesi chiedendo che l'imperatore venisse ricacciato in Giappone o processato per la morte dei prigionieri di guerra olandesi durante la seconda guerra mondiale. Sul fronte interno, veniva preferita la bandiera rossa, simbolo di rivolta, utilizzata dai sindacati e manifestanti per le proteste contro le negoziazioni per un nuovo Status of Forces Agreement tra Stati Uniti e Giappone.
La Hinomaru e l'inno nazionale crearono polemiche ancora una volta quando Tokyo ospitò i Giochi Olimpici estivi del 1964. Le dimensioni del disco solare della bandiera vennero modificate prima dell'inizio dei Giochi, poiché il disco solare faticava a spiccare quando veniva esposto insieme ad altre bandiere nazionali. Tadamasa Fukiura, specialista di vessillologia, scelse di impostare il disco solare a 2/3 della lunghezza della bandiera. Fukiura scelse inoltre i colori della bandiera per il 1964 così come nel 1998 per le Olimpiadi invernali di Nagano.
Alla morte dell'Imperatore Hirohito, avvenuta nel 1989, vennero sollevate ancora una volta questioni morali sulla bandiera nazionale. I conservatori ritenevano che se fosse stata utilizzata durante le cerimonie senza riaprire ogni volta vecchie ferite, si sarebbe avuta la possibilità di proporla come bandiera nazionale evitando ogni tipo di contestazione sul suo significato. Durante i sei giorni di lutto nazionale, le bandiere vennero portate a mezz'asta o drappeggiate in un pavese nero in tutto il Giappone. Nonostante alcuni atti vandalici ai suoi danni il giorno del funerale dell'imperatore da parte di manifestanti, il diritto di esporla a mezz'asta nelle scuole senza riserve venne fatto rispettare dagli stessi conservatori.
DAL 1999 A OGGI
La legge sulla Bandiera e Inno Nazionale venne approvata nel 1999, scegliendo la Hinomaru e il Kimi ga yo come simboli nazionali del Giappone. La promulgazione della legge avvenne in seguito al suicidio del preside di una scuola superiore di Sera, a Hiroshima, Toshihiro Ishikawa, che non riusciva a risolvere una controversia tra il suo consiglio di istituto e i suoi insegnanti sull'uso della bandiera e dell'inno.
Nel 2000 il Primo Ministro Keizo Obuchi del Partito Liberal Democratico decise di elaborare una normativa in modo da rendere la Hinomaru e il Kimi ga yo simboli ufficiali del Giappone. Il suo Segretario Generale di Gabinetto, Hiromu Nonaka, spinse affinché la legislazione fosse completata per il 10º anniversario dell'incoronazione di Akihito a imperatore.
Il disegno di legge venne sostenuto principalmente dal Partito Liberale e dal Komeitō (Partito del Governo Pulito), mentre dell'opposizione facevano parte il Partito socialdemocratico e il Partito Comunista, i quali associavano ancora entrambi i simboli al significato risalente all'epoca della guerra. Altre polemiche scaturirono dal fatto di non aver permesso che la questione fosse decisa tramite un pubblico referendum, mentre il Partito Democratico del Giappone non riuscì a ottenere un consenso unanime tra le sue fila sulla questione. Il presidente Naoto Kan dichiarò che il partito aveva il dovere di supportare il disegno di legge poiché esso aveva già riconosciuto entrambi i simboli come i simboli del Giappone. Il Vice Segretario Generale e futuro primo ministro Yukio Hatoyama dichiarò che il disegno di legge in questione avrebbe potuto causare ulteriori divisioni tra la società e le scuole pubbliche.
La Camera dei Rappresentanti approvò la proposta il 22 luglio 1999, con 406 voti a favore e 86 contrari. La legislazione venne inviata alla Camera dei Consiglieri il 28 luglio, venendo approvata il successivo 9 agosto. Venne proclamata legge il 13 dello stesso mese. Tentativi da parte del Partito Democratico durante la votazione in modo che solo la bandiera Hinomaru fosse ufficialmente nominata come simbolo vennero respinti dalla Dieta.
L'8 agosto 2009, causò polemiche una fotografia scattata durante una riunione del Partito Democratico durante le elezioni generali per la Camera dei Rappresentanti in cui si intravedeva uno striscione appeso al soffitto, formato da due bandiere Hinomaru tagliate e ricucite insieme, e scelto come logo dal partito. Il fatto suscitò indignazione tra i membri del Partito Liberale e il Primo Ministro Taro Aso giudicò l'atto imperdonabile. In risposta, il presidente del Partito Democratico, Yukio Hatoyama (che aveva votato a favore della legge sulla bandiera e l'inno), si giustificò dichiarando che il logo non aveva nulla a che fare con la bandiera Hinomaru, non avendo nessuno motivo per essere associato a essa.
DESIGN
Il proclama n. 57 passato nel 1870 prevede due importanti disposizioni: la prima indica in quali occasioni e in che modo la bandiera possa essere esposta, la seconda specifica le sue caratteristiche estetiche e il modo in cui debba essere realizzata. La proporzioni iniziali sono di sette unità in altezza e dieci unità in larghezza (7:10). Il disco rosso, che rappresenta il Sole, è posto al centro della bandiera e ha un diametro di 3/5 rispetto alla sua altezza, mentre la distanza è di 1/100 rispetto al pennone. Il 3 ottobre dello stesso anno vengono approvate altre norme riguardo alla progettazione di bandiere ad uso mercantile e navale[60]. La bandiera mercantile ha una proporzione di due unità per tre (2:3), mentre le dimensioni del disco rimangono immutate, con la differenza di una distanza minore (1/20) dal pennone.
Con l'approvazione della legge sulla Bandiera e Inno Nazionale le dimensione della bandiera subiscono sostanziali modifiche. Si passa a una proporzione di due unità in altezza e tre unità in larghezza (2:3), mentre il disco viene posto esattamente al centro, pur non subendo modifiche alle dimensioni. I colori ufficiali della bandiera sono il bianco per lo sfondo e il rosso (紅色 beni hiro?) per il disco, ma l'esatta tonalità dei colori viene definita nelle legge del 1999[1]. L'unica specificazione riguarda il colore rosso, il quale deve avere una tonalità “profonda”.
I colori ufficiali vengono definiti dall'Agenzia di Difesa Giapponese (ora Ministero della Difesa) nel 1973, usando per il colore rosso il 5R 4/12 e per il bianco l'N9 del sistema dei colori Munsell. Il documento viene modificato il 21 marzo 2008, in modo che la sua realizzazione corrisponda all'attuale legislazione, aggiornando inoltre i colori Munsell. Il documento prevede fibra acrilica e nylon per la realizzazione delle bandiere militari. Per l'acrilico il colore rosso è il 5.7R 3.7/15.5 e il bianco è il N9.4; il nylon prevede il 4/15.2 per il rosso e il N9.2 per il bianco[62]. In un documento emanato dall'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS), per il colore rosso della Hinomaru e del logo dell'organizzazione viene scelto il 156 del sistema DIC e lo 0-100-90-0 del sistema CMYK. Durante le delibere sulla Legge sulla Bandiera e Inno Nazionale Giapponese, viene proposto di utilizzare un rosso brillante (赤色 aka iro?) o un colore in accordo agli Japanese Industrial Standards.
USI E COSTUMI
Con l'introduzione della Hinomaru, il governo impose ai cittadini di rendere omaggio all'imperatore attraverso l'utilizzo della bandiera nelle manifestazioni pubbliche, causando inizialmente risentimento e proteste tra la popolazione. Occorre del tempo prima che la cittadinanza inizi ad accettare la bandiera quale simbolo nazionale.
Durante la seconda guerra mondiale si diffuse l'usanza tra amici, compagni di classe e familiari di un soldato di firmare una Hinomaru e fargliene dono, in segno di buon auspicio, in modo che egli potesse tornare sano e salvo dal fronte. Il termine utilizzato per questo portafortuna è Hinomaru Yosegaki (日の丸寄せ書き?), e la tradizione dice che nessuna firma sulla bandiera debba essere posta sul disco solare. Inoltre si perpetua l'usanza, durante i conflitti, di sottrarre ai soldati giapponesi deceduti in battaglia tali bandiere, alla stregua di veri e propri souvenir, anche se negli anni successivi esse vennero restituite ai discendenti dei legittimi proprietari.
L'usanza di firmare la Hinomaru come portafortuna esiste ancora oggi, ma in modo più limitato rispetto al passato. Se ne possono trovare ancora degli esempi durante le manifestazioni sportive, usate per dare supporto ai vari team nazionali giapponesi. Un altro esempio è la hachimaki, una bandana di colore bianco con un disco rosso al centro in corrispondenza della fronte. Durante la seconda guerra mondiale, le frasi "vittoria sicura" (必勝 hisshō?) o "sette vite" appaiono scritte sulle hachimaki, venendo spesso utilizzate dai piloti kamikaze, a significare il fatto che fossero disposti a morire per il proprio Paese.
Nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale, i cittadini giapponesi erano obbligati a esporre la bandiera nei giorni festivi. Dopo il conflitto, l'obbligo venne circoscritto agli edifici governativi, come ad esempio i municipi, e raramente viene esposta nelle abitazioni private o negli edifici commerciali, nonostante alcuni cittadini e aziende continuassero a esporla durante le feste. Benché il governo del Giappone incoraggiasse i cittadini a esporre la bandiera durante le celebrazioni nazionali, essi non erano legalmente obbligati a farlo. Dall'80º Compleanno dell'Imperatore, il 23 dicembre 2002, la Kyushu Railway Company espone la Hinomaru in 330 stazioni del Paese.
PERCEZIONE ATTUALE
Dai sondaggi effettuati dai principali media nazionali risulta che i giapponesi percepiscono la bandiera del Giappone come bandiera nazionale già da prima del passaggio della legge sulla Bandiera e Inno Nazionale nel 1999. Nonostante questo, polemiche e controversie sul suo utilizzo per eventi scolastici o mediatici resistono ancora. Per esempio, i quotidiani liberali Asahi Shimbun e Mainichi Shimbun non lesinano critiche alla bandiera nei propri articoli, riflettendo lo spettro politico dei loro lettori.
Un altro motivo di dibattito riguarda il caso di esporre o meno la bandiera nelle abitazioni private e negli edifici commerciali. A causa dell'associazione della Hinomaru agli attivisti della uyoku dantai (destra), ai reazionisti e al teppismo, alcuni cittadini si rifiutano di esporla nelle proprie case o nei propri esercizi commerciali. Per altri giapponesi essa rappresenta la soppressione della democrazia nel periodo imperiale del Giappone.
Una percezione negativa del simbolo nazionale è comune nelle ex colonie del Giappone così come all'interno dello stesso Paese, come nel caso di Okinawa. Un primo esempio si verificò il 26 ottobre 1987, quando il proprietario di un supermercato locale, Shoichi Chibana, bruciò una bandiera prima dell'inizio del National Sports Festival of Japan, in segno di protesta contro le atrocità commesse dalle forze armate del Giappone e la presenza delle forze americane, ma anche per evitare che la bandiera venisse esposta in pubblico. Tra gli altri avvenimenti verificatisi a Okinawa si ricordano gli incidenti durante una cerimonia scolastica, durante la quale alcuni studenti si rifiutarono di rendere gli onori alla bandiera mentre questa veniva issata sulle note del Kimi ga yo.
In Cina e in Corea del Sud, due Paesi occupati durante l'Impero del Giappone, l'adozione della Hinomaru come bandiera nazionale viene vista come un passo del Paese verso la destra politica e la re-militarizzazione. L'approvazione della legge nel 1999 coincide con numerosi dibattiti sulle visite dei politici al Santuario Yasukuni, sulla cooperazione militare con gli Stati Uniti e sulla creazione di una difesa missilistica. In altri Paesi occupati dal Giappone, la legge è ststa accettata con reazioni contrastanti o semplicemente è passata inosservata. A Singapore le generazioni più anziane nutrono ancora reazioni avverse verso la bandiera, mentre le più giovani non condividono lo stesso pensiero. Il governo filippino dimostra il proprio scetticismo sul ritorno del governo giapponese al militarismo, aggiungendo che l'obiettivo della legge del 1999 sia formalmente l'istituzione di due simboli, la bandiera e l'inno, e che ogni Stato possieda il diritto di creare i propri simboli nazionali.
In Giappone non esiste nessuna pena contro il vilipendio alla bandiera, tuttavia viene punito quello ai danni di una bandiera straniera se ciò avviene all'interno del territorio nazionale.
PROTOCOLLO
Secondo il protocollo, la bandiera può essere esposta dall'alba fino al tramonto; le imprese commerciali e le scuole sono autorizzate a esporla dall'orario d'apertura fino all'orario di chiusura. Quando la bandiera del Giappone viene esposta insieme a una di un altro Paese, la prima prende la posizione d'onore, mentre quella del Paese ospite sventola alla sua destra. Entrambe le bandiere devono essere alla stessa altezza e delle stesse dimensioni. Nel caso sia presente più di una bandiera straniera, esse vengono disposte secondo l'ordine alfabetico prescritto dalle Nazioni Unite. Quando una bandiera diventa inutilizzabile per il suo scopo, questa viene generalmente bruciata in luogo privato. La legge sulla Bandiera e Inno Nazionale non specifica quali onori debbano essere rivolti alla bandiera e all'inno, e ogni prefettura utilizza le proprie regole per quanto riguarda la Hinomaru e le altre bandiere prefettizie. Pertanto, non è obbligatorio che tutti i presenti a una cerimonia stiano in piedi in segno di rispetto e cantino l'inno.
La bandiera Hinomaru ha almeno due modi di essere esposta nelle occasioni di lutto nazionale. Il primo consiste nell'issare la bandiera a mezz'asta (半旗 han-ki?), pratica utilizzata nella maggior parte degli altri Paesi. Gli uffici del Ministero degli Affari Esteri issano le proprie bandiere a mezz'asta in occasione di un funerale di un capo di Stato straniero. Il secondo modo consiste nell'issarla coprendo la sfera all'estremità del pennone con un panno nero e inserire un nastro dello stesso colore sopra di essa. Questa usanza viene chiamata chō-ki (弔旗? "bandiera a lutto") e risale al 30 luglio 1912: dopo la morte dell'Imperatore Meiji il Consiglio emise un'ordinanza la quale prevede che la bandiera debba essere issata a lutto in questo modo alla morte dell'imperatore[86]. In aggiunta il Consiglio può decidere l'innalzamento delle bandiere a mezz'asta.
SCUOLE PUBBLICHE
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il Ministero della Pubblica Istruzione emanò specifici regolamenti per promuovere l'uso della Hinomaru e del Kimi ga yo nelle scuole sotto la propria giurisdizione. La prima di queste dichiarazioni venne rilasciata nel 1950, e affermava come fosse auspicabile, ma non obbligatorio, utilizzare entrambi i simboli. Questa richiesta venne successivamente estesa all'uso di entrambi i simboli nei giorni festivi e durante le manifestazioni cerimoniali, al fine di incoraggiare gli studenti a imparare il significato di queste celebrazioni. In una riforma scolastica del 1989, il governo, con al potere il Partito Liberale Democratico, ordinò che entrambi i simboli venissero pubblicamente onorati durante le cerimonie ufficiali scolastiche[88]. Vennero anche istituite punizioni esemplari per gli ufficiali scolastici rifiutatisi di seguire gli ordini della riforma.
Nel 1999, subito dopo il passaggio della Legge sulla Bandiera e Inno Nazionale, il Ministero della Pubblica Istruzione emanò una linea guida per il programma scolastico (学習指導要領 Gakushu shido yōryō?) la quale stabilì che «durante le cerimonie di diploma, le scuole sono tenute a issare la bandiera del Giappone e di istruire gli studenti a cantare il Kimi ga yo, data l'importanza della bandiera e della canzone». Inoltre, un'ulteriore precisazione del ministero sull'orientamento dello stesso anno per le scuole elementari mise in evidenza che «dato l'avanzamento dell'internazionalizzazione, sovrapposta all'adozione del patriottismo e alla consapevolezza di essere giapponese, è importante alimentare il rispettoso atteggiamento dei bambini della scuola verso la bandiera del Giappone e il Kimi ga yo in modo che essi crescano fieri di essere cittadini giapponesi in una società internazionalizzata». Il ministero si giustificò spiegando quanto fosse fosse importante per gli studenti giapponesi rispettare i propri simboli, in modo che essi possano essere in grado di rispettare i simboli delle altre nazioni.
Le scuole in Giappone sono al centro di numerosi dibattiti e controversie per quanto riguarda l'uso della bandiera nazionale e dell'inno. Il Consiglio della Pubblica Istruzione di Tokyo esige l'utilizzo di entrambi i simboli durante le cerimonie ufficiali nelle scuole sotto la propria giurisdizione. Nel caso gli insegnanti si rifiutino di seguire queste linee guida possono andare incontro al licenziamento. Molti di essi dichiarano che queste leggi violino la Costituzione, ma il Consiglio sostiene che, essendo le scuole agenzie governative, i dipendenti hanno l'obbligo di insegnare ai propri studenti come essere dei bravi cittadini giapponesi. Come segno di protesta alcune scuole si sono rifiutate di esporre la Hinomaru durante le cerimonie di diploma e alcuni genitori si sono resi protagonisti di gesti vandalici contro di essa. Gli insegnanti hanno proposto, senza successo, azioni legali contro il Governatore di Tokyo Shintarō Ishihara, per averli obbligati a rendere onore alla bandiera e all'inno nazionale. Dopo queste prime opposizioni, la Unione degli Insegnanti del Giappone accetta ora l'uso della Hinomaru e del Kimi ga yo, mentre la più piccola Unione di tutti gli Insegnanti e Personale Scolastico del Giappone rifiuta ancora l'uso di entrambi i simboli all'interno del sistema scolastico.
ALTRE BANDIERE: BANDIERE MILITARI
Le Forze di autodifesa e le Forze di autodifesa terrestri giapponesi utilizzano una versione della bandiera col disco solare chiamata Hachijō-Kyokujitsuki (八条旭日旗?) e caratterizzata da otto raggi solari rossi che partendo dal disco si espandono fino alle sue estremità. Infine, un bordo dorato riveste parzialmente il suo contorno.
Una ben nota variante della bandiera col disco solare è caratterizzata da sedici raggi solari rossi in una formazione a stella Siemens, utilizzata storicamente dai militari del Giappone, in particolare dall'Esercito Imperiale Giapponese. L'insegna, conosciuta in giapponese come Jyūrokujō-Kyokujitsu-ki (十六条旭日旗? "Bandiera del Sole Nascente") venne adottata come bandiera di guerra il 15 maggio 1870, mentre una versione leggermente differente entrò in vigore nel 1889 (ad uso dalla Marina Imperiale Giapponese) venendo utilizzate fino alla fine della seconda guerra mondiale nel 1945[95]. Quest'ultima versione venne nuovamente adottata dal 1954, ed è attualmente utilizzata della Forza di autodifesa marittima. Nei Paesi circostanti, precedentemente facenti parte dell'Impero del Giappone, questa bandiera possiede ancora una connotazione negativa.
La Forza di autodifesa marittima impiega anche l'uso di una fiamma. Adottata una prima volta nel 1914 e poi ripresa nuovamente nel 1965, la fiamma contiene una versione semplificata del vessillo navale in prossimità dell'inferitura, con il resto del gagliardetto di colore bianco. La proporzione della bandierina è tra 1:40 e 1:90.
L'aeronautica militare del Giappone (nota anche con l'acronimo inglese JASDF), diventata indipendente nel 1952, ha come proprio emblema un semplice disco solare rosso. Questo è l'unico ramo della milizia giapponese ad aver un simbolo che non richiami direttamente i raggi dell'emblema principale. Tuttavia l'aeronautica utilizza anche un'altra insegna per il volo all'interno delle basi o durante le esibizioni. L'insegna risale al 1972, ed è il terzo simbolo della storia della JASDF dalla sua formazione. L'emblema contiene il simbolo dell'aeronautica giapponese centrato su uno sfondo azzurro.
Benché non si tratti di una bandiera nazionale ufficiale, anche la bandiera con il segnale Z ricopre un ruolo importante nella storia navale giapponese. Il 27 maggio 1905, l'ammiraglio Togo Heihachiro della Mikasa si preparava ad ingaggiare battaglia con la flotta russa del Baltico. Prima dell'inizio della battaglia di Tsushima, Togo issò la bandiera Z sulla Mikasa, sconfiggendo la flotta russa e vincendo la battaglia per il Giappone. Durante l'innalzamento della bandiera l'equipaggio pronuncia le seguenti parole: «Il destino del Giappone imperiale è nelle nostre mani in questa decisiva battaglia, ognuno di noi si impegnerà e farà del proprio meglio». La bandiera Z venne issata anche sulla portaerei Akagi, alla vigilia dell'attacco giapponese a Pearl Harbor, nelle Hawaii, nel dicembre 1941.
BANDIERE IMPERIALI
A partire dal 1870 vennero create delle apposite bandiere per l'Imperatore (allora l'imperatore Meiji) l'Imperatrice, e per tutti gli altri membri della famiglia imperiale. Inizialmente, la bandiera dell'imperatore era composta da un Sole posto al centro di uno sfondo a rombi. Vennero utilizzate bandiere differenti per l'uso a terra, in mare o per i viaggi in carrozza. Quest'ultima era caratterizzata dalla presenza di un fiore di crisantemo monocolore di sedici petali, posto al centro di uno sfondo monocolore. Queste bandiere vennero utilizzate fino al 1889, quando l'Imperatore decise di utilizzare il crisantemo su sfondo rosso come unica bandiera. Con piccole differenze di sfumature dei colori e di proporzioni, le bandiere adottate nel 1889 vengono tuttora utilizzate dalla famiglia imperiale giapponese.
L'attuale bandiera dell'Imperatore è costituita da un crisantemo dorato di sedici petali posto al centro di uno sfondo rosso; le proporzioni sono di due unità in altezza e tre di lunghezza (2:3). L'Imperatrice utilizza la stesso simbolo, ma esso è a forma di coda di rondine. Il principe e la principessa ereditari utilizzano la medesima bandiera, le differenze consistono soltanto in un crisantemo leggermente più piccolo e un orlo bianco al centro. Il crisantemo venne associato al trono imperiale dal regno dell'imperatore Go-Toba già nel XII secolo, non diventando tuttavia l'esclusivo simbolo del trono imperiale fino al 1868.
BANDIERE PREFETTIZIE
Ognuna delle 47 prefetture del Giappone ha una propria bandiera ispirata a quella nazionale, in quanto costituite da un simbolo (mon) applicato su uno sfondo monocolore (ad eccezione della bandiera di Ehime, che utilizza una sfondo a due colori). Tra le tante bandiere diverse, quella della Hiroshima, per esempio, mantiene le stesse caratteristiche della Hinomaru (rapporto di 2:3 e mon posto al centro e a 3/5 della lunghezza della bandiera). Alcuni mon riprendono il nome della prefettura in caratteri giapponesi, altri sono rappresentazioni stilizzate del luogo o di altre caratteristiche particolari della prefettura. Un esempio di quest'ultima è la bandiera di Nagano, dove il carattere arancione in katakana ナ (na) appare al centro di un disco bianco. Un'interpretazione del mon è che il simbolo na rappresenterebbe una montagna e il disco bianco, un lago; il colore arancione rappresenterebbe il Sole mentre il colore bianco la neve della regione.
Anche le municipalità hanno a disposizione delle proprie bandiere. I disegni su di esse sono simili quelli delle bandiere prefettizie: un mon su uno sfondo monocolore. Ad esempio, la bandiera di Amakusa, nella Prefettura di Kumamoto, è costituita dal simbolo della città formato dal carattere katakana ア (a), circondato da delle onde stilizzate[108]. Il simbolo è posto al centro di una bandiera bianca, con un rapporto di 1:1,5. Sia l'emblema della città che la bandiera sono stati adottati nel 2006.
DERIVATE
Oltre a quelle utilizzate dai militari, anche diverse altre bandiere e loghi prendono ispirazione dalla bandiera nazionale. Il vecchio logo della Nippon Yūsei Kōsha (Servizio postale del Giappone) era formato dalla Hinomaru più una barra bianca che la attraversava orizzontalmente, con un sottile anello bianco attorno al disco rosso. La bandiera è stata poi sostituita dal logo postale 〒 rosso su uno sfondo bianco.
Inoltre, due bandiere nazionali di recente progettazione assomigliano a quella giapponese. Nel 1971, il Bangladesh ottenne l'indipendenza dal Pakistan, adottando una bandiera nazionale che presentava un disco rosso decentrato su uno sfondo verde con all'interno la silhouette dorata della carta geografica del Bangladesh. La bandiera attuale, adottata nel 1972, vede eliminare la carta geografica mantenendo inalterato tutto il resto. Il Governo del Bangladesh chiama ufficialmente “cerchio” il disco rosso; il colore rosso simboleggia il sangue versato negli sforzi per creare il loro Paese. La nazione-isola di Palau utilizza una bandiera dal design simile, ma la combinazione di colori differisce completamente. Anche se il Governo di Palau non cita quella giapponese come fonte di ispirazione per la loro bandiera nazionale, il Giappone si è occupato dell'amministrazione di Palau dal 1914 fino al 1944. La bandiera di Palau è composta da una luna piena dorata decentrata su uno sfondo blu. La luna è sinonimo di pace e di una nazione giovane, mentre lo sfondo blu rappresenta la transizione di auto-governo di Palau dal 1981 al 1994, prima di ottenere la piena indipendenza.
Anche l'insegna navale giapponese ha influenzato il design di altre bandiere. Un esempio è il logo della compagnia Asahi Shimbun; nella parte bassa della bandiera è visibile per un quarto un Sole nascente rosso sul quale è disegnato in bianco il carattere kanji 朝, ricoprendolo quasi interamente. I raggi partono dal Sole raggiungendo l'estremità della bandiera, alternando una striscia bianca ad una rossa, per un totale di 13 strisce. Essa si può osservare generalmente all'High School Baseball Championship, del quale l'Asahi Shimbun è lo sponsor ufficiale. Le bandiere e gli emblemi dei vari gradi della Marina Imperiale Giapponese sono ispirati anch'essi al design originale dell'insegna navale principale.

Per oggi è tutto,
un caloroso saluto dalla vostra
*Checca-chan!



Geografia del Giappone

Il Giappone è uno Stato insulare dell'Asia orientale, nonché un arcipelago stratovulcanico che si estende lungo la costa pacifica dell'Asia. Secondo il sistema di coordinamento geografico il Giappone si estende dal 24° al 46° di latitudine nord e dal 123° al 146° di longitudine est. Il Paese è bagnato a nord dal Mare di Okhotsk, separato dall'Estremo Oriente russo dallo stretto di La Pérouse, ad ovest dal Mar del Giappone che lo separa dalla Corea, mentre a sud l'arcipelago delle isole Ryukyu è separato dalla Cina e da Taiwan dal Mar Cinese Orientale.
L'arcipelago giapponese è composto da un totale di 6.852 isole, di cui le quattro isole principali, da nord a sud, sono Hokkaido, Honshu, Shikoku, Kyushu, le quali formano un arco lungo circa 3000 km che si apre verso nord-ovest. Le isole Ryukyu, Okinawa compresa, sono situate a sud di Kyushu. Il territorio giapponese si estende per 377.915 km² (62º Paese al mondo per grandezza), di cui 364.485 km² rappresentano terraferma mentre i restanti 13.430 km² sono occupati dall'acqua.
TERRITORIO
Le isole che formano il Giappone costituiscono la parte emersa di una grande catena montuosa, in origine appartenente al continente asiatico, dalla quale si staccarono nell'era cenozoica. La lunga e stretta isola principale, Honshu, che da sola rappresenta i due terzi della superficie del Paese, ha un'ampiezza massima inferiore ai 322 km, mentre nessun punto del Giappone è distante più 161 km dal mare. Il litorale del Giappone, molto lungo in proporzione alla superficie totale del Paese, si estende, con numerose baie e insenature, per 29.750 km.
Le coste sul Pacifico sono in prevalenza frastagliate, ricche di golfi, promontori e insenature, in conseguenza dell'azione erosiva delle maree e di violente tempeste. La costa occidentale di Kyushu, sul Mar Cinese orientale, rappresenta la parte più irregolare del litorale giapponese. È possibile trovare qualche insenatura navigabile sulla costa orientale sopra Tokyo, ma è a sud dell'omonima baia che sono situati molti dei più importanti porti e baie del Giappone. Tra Honshu, Shikoku e Kyushu si trova il Mare Interno di Seto, disseminato di isole e collegato all'oceano Pacifico e al Mare del Giappone da tre piccoli stretti raramente colpiti dalle tempeste oceaniche. La linea costiera occidentale, che s'affaccia sul Mare del Giappone, è poco articolata e ha un'estensione inferiore ai 4.830 km; le uniche insenature di rilievo sono la baia di Wakasa e la baia di Toyama nel Honshu.
L'arcipelago giapponese è stato trasformato dall'opera dell'uomo in una sorta di terra continua, in cui le quattro isole principali son interamente raggiungibili e percorribili dai mezzi di trasporti ferroviari e stradali grazie alla costruzioni di enormi viadotti e gallerie che collegano tra loro le varie isole. Inoltre sono state costruite diverse isole artificiali, quali ad esempio Odaiba e Dejima. Nel novembre 2008 il Giappone ha presentato una richiesta di espansione della sua piattaforma continentale; quattro anni più tardi, nel 2012, la Commissione delle Nazioni Unite sui limiti della piattaforma continentale ha riconosciuto in tutto 310.000 km² di fondale intorno Okinotorishima, dando al Giappone la possibilità di accedere alle risorse dei fondali marini delle aree vicine. Secondo la Commissione delle Nazioni Unite sui limiti della piattaforma continentale, l'espansione approvata equivale a circa l'82% della superficie totale del Giappone. La Cina e la Corea del Sud, successivamente, hanno espresso perplessità sulla concessione di tale espansione, poiché ritengono non classificabile come isola l'atollo di Okinotorishima, contestando il diritto alla zona economica esclusiva di quell'area da parte del Giappone.
PUNTI ESTREMI
Considerando gli attuali confini politici, i punti estremi del Giappone sono:
a settentrione: Benten-jima, Wakkanai, Hokkaido, una piccola isola deserta a nord di Capo Sōya - 45°31'35″N, 141°55'09″E
se si tiene conto dei territori attualmente in disputa tra Giappone e Russia: Capo Kamuiwakka (o Capo Koritsky) a nord di Iturup, nelle isole Curili - 45°33'N, 148°45'E
a meridione: atollo di Okinotorishima - 20°25'N, 136°04'E
a occidente: Yonaguni, una delle isole Yaeyama - 24°27′N, 122°59′E
a oriente: Minami Torishima, un atollo corallino a nord dell'Oceano Pacifico - 24°18′N, 153°58′E
Giappone (solo isole principali)
a settentrione: Capo Sōya, Wakkanai, Hokkaido - 45°31'N, 141°56'E
a meridione: Capo Sata nella penisola di Osumi, Minamiosumi, Kagoshima - 30°59'N, 130°39'E
a occidente: Kōsakibana, Sasebo, Nagasaki - 33°13'N, 129°33'E
a oriente: Capo Nosappu, Nemuro, Hokkaido - 43°22'N, 145°49′E
Altezze estreme
punto più basso: Hachirōgata (-5 m)
punto più alto: Monte Fuji (3776 m)
OROGRAFIA
Il territorio, molto irregolare, è caratterizzato dal succedersi di alte montagne e vallate profonde, con pianure alluvionali di limitata estensione poste sui fondivalle e presso gli sbocchi costieri dei fiumi; la più grande di queste, la pianura di Kantō, sulla quale sorgono le città di Tokyo e Yokohama, Nobe e Kinnai, raggiunge appena i 13.000 km². A causa di questa frammentazione delle aree pianeggianti, il terreno coltivabile è pari solo a circa il 15% della superficie totale del Paese. Altre zone pianeggianti estese, situate perlopiù intorno ai corsi inferiori dei principali fiumi e lungo la costa, si trovano nel Hokkaido: lungo il corso del fiume Ishikari nella parte occidentale dell'isola, lungo il fiume Tokachi a sud-est e intorno alle città di Nemuro e Kushiro sulla costa centrorientale. Nel Honshu vi sono diverse zone pianeggianti; le maggiori sono la pianura di Osaka, all'interno della zona del Kansai, dove sorgono le città di Kobe, Kyoto e Osaka e quella di Nobi, dove la principale città è Nagoya. Nel Kyushu la pianura più estesa è quella di Tsukushi.
La caratteristica dominante del territorio giapponese è dunque rappresentata dalla massiccia presenza di rilievi, i quali occupano il 75% della totalità del territorio giapponese. Honshu è attraversta da nord a sud da diverse catene montuose accidentate, con numerose diramazioni. A nord dell'isola le più alte cime sono costituite in maggior numero da coni vulcanici (tra i quali spiccano il monte Gazyu e il monte Chokai, rispettivamente di 2.041 e 2.230 m); a sud si elevano il monte Iide (2.105 m) e il vulcano Bantai (1.819 m); al centro della catena assiale di Honshu campeggia il vulcano attivo di Asama (2.542 m) e il monte Fuji, che con i suoi 3.776 m di altezza costituisce la montagna più alta del Giappone, vulcano in fase di quiescenza dal 1708.
Nella parte centroccidentale, tra le catene che formano la massa montagnosa centrale è quella che per la sua imponenza e per la maestosità del suo paesaggio è conosciuta come Alpi giapponesi, le quali superano i 3.000 metri di altezza; la cima più alta di questa catena è il monte Shirane (3.192 m) facente parte dei monti Akaishi, seguiti dai monti Hida (3.190 m, la più occidentale, si allunga per circa 150 km tra il Mar del Giappone a nord e il fiume Kiso a sud e comprende le cime di Hodaka, 3.190 m; Yariga, 3.180 m; e alcuni vulcani, quali Ontake, 3.063 m; Norikura, 3.026 m; Yake, 2.458 m, quest'ultimo attivo) e dal monte Komaga dei monti Kiso (2.956 m).
Diverse catene montagnose si elevano anche sulle isole di Hokkaido (dove la cima più alta è il monte Asahi-dake di 2.290 m), Shikoku (il monte Ishizuchi con 1.982 m è il più alto della zona) che però non presenta catene vulcaniche e Kyushu, dove i rilievi sono di altezza inferiore, tra cui il monte Kuju (1.778 m), il monte Aso e il Sakurajima.
ATTIVITA' SISMICA
A testimonianza dell'intenso vulcanismo che, insieme alla forte instabilità sismica, ha caratterizzato la formazione geologica del Paese, sul territorio giapponese sorgono ancora circa 200 vulcani (pari al 26% di tutte le montagne del Giappone) dei quali 108 sono tuttora attivi (pari al 10% su scala globale) mentre numerosissime sono le sorgenti termali. La presenza dei vulcani attivi e la frequenza di terremoti fanno del Giappone una delle regioni più instabili del pianeta, a causa anche della sua collocazione lungo una delle principali linee sismiche, quella che dalle isole Aleutine, a nord, arriva fino alle isole della Sonda a sud.
La ricerca geologica ha infatti evidenziato un abbassamento della costa giapponese occidentale, e un innalzamento della costa sul Pacifico. La costa orientale è colpita da terremoti che interessano una zona molto estesa, solitamente accompagnati da forti maree e maremoti talvolta con onde anomale di eccezionale altezza, dette tsunami (come quella che nel 1995 ha colpito, spianandole, le coste dell'isola di Okushiri). Questi sismi sono legati agli assestamenti della crosta terrestre in prossimità della massa continentale asiatica, dove si ha un fenomeno di subduzione, di sprofondamento del fondo oceanico (e difatti in vicinanza delle isole giapponesi si trovano alcuni dei più profondi abissi oceanici, come la fossa delle Marianne, 11.032 m), con parallelo sollevamento del bordo continentale, dal quale sarebbe sorto l'arcipelago con le sue montagne e i suoi vulcani. L'instabilità che caratterizza le isole del Giappone del resto si verifica tutt'intorno all'oceano Pacifico, per cui si parla di cintura di fuoco, di cui l'arcipelago sarebbe una delle sezioni più attive.
Il terremoto più disastroso che si ricordi nella storia giapponese si verificò nel 1923: con epicentro nella baia di Sagami, danneggiò gravemente Tokyo e Yokohama, provocando la morte di circa 140.000 persone. Il grande terremoto dell'Hanshin del 1995, la cui intensità ha raggiunto il settimo grado della scala Richter, ha colpito la città portuale di Kobe facendo perire circa 5.000 persone. Un altro grande terremoto è stato quello dell'11 marzo 2011 di grado 9.0 magnitudo momento con conseguente tsunami. Questo è stato il terremoto con magnitudo maggiore mai registrato del Paese. L'epicentro si trovava non distante dalla città di Sendai ed ebbe effetti disastrosi.
IDROGRAFIA
Data la particolare conformazione stretta e allungata delle isole giapponesi non possono esistere grandi bacini idrografici e i fiumi, che disvolgono il loro corso dallo spartiacque alla costa, sono generalmente brevi. A causa di ciò, l'energia idroelettrica derivata garantisce solo il 12% del fabbisogno energetico del Paese. Il fiume più lungo è lo Shinano, nel Honshu, un corso di circa 370 km; sull'isola altri fiumi importanti sono il Tone, che possiede il bacino più grande (15.763 km²) e il Kitakami che sfociano nel Pacifico, il Tenryu e il Mogami. Tra i principali fiumi del Hokkaido vi sono l'Ishikari, secondo fiume giapponese per estensione del bacino, oltre al Teshio e al Tokachi. Il Yoshino è il maggiore fiume dello Shikoku.
Numerosi sono i laghi, alcuni formati da sbarramenti delle valli fluviali e quasi tutti di origine vulcanica, ma solo il lago Biwa, nel Honshu, possiede una superficie apprezzabile, 689 km² e una profondità di 104 m.
CLIMA
In virtù del notevole sviluppo in latitudine del Paese, le isole giapponesi presentano condizioni climatiche molto varie. La temperatura media varia tra i 5 °C di Nemuro (Hokkaido) e i 16 °C di Okinawa, con una temperatura media di 25 °C. La più alta temperatura mai misurata, invece è di 41 °C, fatta registrare il 12 agosto 2013 nella prefettura di Kochi, con un aumento della temperatura di 1,2 °C rispetto alla media usuale, il quale ha provocato nella stessa estate dagli 87 ai 338 decessi, soprattutto tra le persone anziane.
Estati brevi e miti e inverni lunghi e rigidi caratterizzano l'isola di Hokkaido e la parte settentrionale del Honshu; gli inverni rigidi si devono in gran parte ai venti di nord-ovest provenienti dalla Siberia e alla corrente marina fredda, detta Corrente Oyashio, che scende da nord e lambendo le coste di Hokkaido e quelle settentrionali di Honshu accentua in queste regioni i rigori dell'inverno, ricoprendole di neve per quasi tre mesi all'anno.[8] Nel sud e nell'est del Honshu le temperature invernali sono notevolmente miti grazie all'influenza della corrente calda detta Corrente Kuroshio (o Corrente del Giappone), che sale da sud e lambisce le coste meridionali di Honshu e delle altre due isole, mitigando il clima invernale.
Fondamentalmente è possibile dividere l'arcipelago in sei distinte zone:
Hokkaidō - situata all'estremo nord della regione, ha inverni rigidi ed estati fresche con clima prevalentemente montano. Le precipitazioni sono normali, tranne in inverno in cui le isole vengono solitamente sepolte dalla neve.
Mar del Giappone - ad ovest, in inverno vi sono forti nevicate causate dai venti che in estate espongono a brezze fresche la regione. In ogni caso le temperature possono raggiungere a volte picchi elevati (tipico delle regioni toccate dal Föhn).
Isola centrale - clima tipico delle parti più interne delle isole, con forti sbalzi di temperatura dall'estate all'inverno e dal giorno alla notte. Poche precipitazioni.
Seto Naikai - la zona marina tra Honshu, Shikoku e Kyushu viene riparata dai monti Chūgoku e Shikoku dai venti caratterizzando l'area con un clima particolarmente mite durante tutto l'anno.
Oceano Pacifico - la costa est in cui gli inverni sono rigidi con poche precipitazioni e estati calde e afose.
Isole a sud ovest - zona caratterizzata da un clima subtropicale con inverni caldi e estati torride. Le precipitazioni sono abbondanti e sovente si abbattono tifoni.
Durante gennaio e febbraio il clima è generalmente soleggiato e secco, ad eccezione del nord del Giappone e lungo il Mar del Giappone in cui sono frequenti le nevicate. A marzo, le prime fioriture dei susini e dei ciliegi sono i segnali dell'inizio della primavera, la quale ad aprile rende il clima piacevole e mite; questo periodo è uno dei più indicati per visitare il Giappone perché i fiori di ciliegio sono in piena fioritura nella maggior parte delle regioni del Paese. A maggio la vegetazione diventa lussureggiante e le temperature sono ancora confortevoli; a Hokkaido, l'arrivo della primavera è ritardato di circa un mese rispetto a Tokyo, mentre nell'altra estremità del Paese, a Okinawa, inizia la stagione delle piogge (tsuyu) che generalmente dura fino a metà giugno. A giugno la stagione delle piogge inizia in tutto il resto del Paese, tranne Hokkaido; anche se non piove tutti i giorni, il tempo tende ad essere nuvoloso e tetro. La durata e l'intensità della stagione delle piogge può cambiare completamente di anno in anno. Quest'ultima si conclude solitamente a luglio, portando caldo e afa nella maggior parte del Giappone. La stagione dei tifoni raggiunge il suo picco nel mese di agosto e settembre: i tifoni di solito colpiscono le coste di Okinawa, Kyushu e Shikoku e causano forti piogge in quasi tutto il Giappone per circa due giorni. Ad ottobre il clima è ancora caldo, ma si abbassa tuttavia il grado di umidità, tornando secco e mite nel mese di novembre e dicembre.
AMBIENTE
La politica ambientale in Giappone riflette la necessità di coniugare ad uno sviluppo economico e tecnologico sempre più all'avanguardia una particolare attenzione nei confronti della natura e dell'ambiente. Come primo importatore al mondo di entrambe le risorse naturali non rinnovabili e rinnovabili e uno dei più grandi consumatori di combustibili fossili (l'80% dell'energia è acquistata dall'estero, sotto forma di gas dall'Indonesia e soprattutto petrolio dai Paesi arabi), il governo giapponese si assume la responsabilità internazionale di conservare e proteggere l'ambiente.
Nel 2009, in seguito all'ondata di rinnovamento in seno all'entourage politico giapponese, con l'elezione dell'allora leader del partito democratico Yukio Hatoyama, la politica giapponese in materia di tutela dell'ambiente risultava essere oggetto di riforme significative, ambiziose, e di ardua realizzazione: la riduzione del 25% delle emissioni entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.
Il Giappone dispone di fonti energetiche naturali limitate, ma ciò nonostante sostiene un settore industriale in rapida espansione, oltre a una popolazione numerosa con un tenore di vita fra i più alti del mondo, avvalendosi di centrali nucleari, da cui traeva circa il 40% dell'energia, questo prima del disastro di Fukushima Dai-ichi che ha costretto il Paese nipponico a rivedere i suoi programmi di sviluppo nucleare.
L'inquinamento ambientale in Giappone ha accompagnato l'industrializzazione del Paese fin dal periodo Meiji. Uno dei primi casi fu l'avvelenamento da rame causato dal drenaggio della miniera di rame di Ashio nella prefettura di Tochigi, iniziato già nel 1878. Alluvioni e straripamenti ripetuti si verificarono nel bacino del fiume Watarase, e 1.600 ettari di terreni agricoli e urbani dei villaggi delle prefetture di Tochigi e Gunma furono danneggiate sia dall'alluvione, sia dall'acqua contaminata che conteneva eccessiva quantità di composti inorganici del rame derivati dalla miniera di Ashio.
Il Giappone inoltre soffre dei problemi ambientali tipici dei Paesi industrializzati. Produce forti quantitativi di emissioni di gas nell'atmosfera, che, accumulandosi, contribuiscono all'effetto serra. L'inquinamento atmosferico è aggravato dall'elevata concentrazione delle aree urbane, dove vive l'80% della popolazione. Le città di Tokyo e Osaka, attorno alle quali si estende una grande conurbazione, sono particolarmente colpite da inquinamento acustico e atmosferico (da Tokyo il monte Fuji è visibile solamente 78 giorni l'anno a causa dello smog). Le emissioni di anidride solforosa si sono significativamente ridotte in conseguenza delle normative ambientali, ma gli ossidi di azoto, che contribuiscono alle piogge acide e creano danni alla salute, costituiscono ancora un problema. La qualità dell'acqua è migliorata costantemente a partire dal 1970, anche se molte riserve idriche superano ancora i limiti relativi alle sostanze organiche. L'aumento dei rifiuti domestici negli anni ottanta è stato fra i più alti al mondo e il Giappone si trova a fronteggiare una grave carenza di luoghi da adibire a discariche.
Il Giappone, infine, è uno dei leader mondiali nello sviluppo di nuove tecnologie rispettose dell'ambiente, ed è al 20º posto al mondo secondo l'Indice di sostenibilità ambientale 2010. In quanto firmatario del Protocollo di Kyoto, il Paese nipponico ha l'obbligo di ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica e di adottare altre misure per contrastare il cambiamento climatico.
AREE PROTETTE
Aree protette e speciali riserve di caccia erano già presenti da lungo tempo, ben prima dell'era moderna. Le foreste coprono oggi circa il 70% del Paese, anche se si tratta spesso di piantagioni commerciali. Malgrado le sue considerevoli riserve, il Giappone è fra i maggiori importatori di legname, proveniente soprattutto dal Borneo. Al 31 marzo 2008 in Giappone si contavano 29 parchi nazionali e 56 parchi seminazionali. L'area dei primi copre 20.869 km² (il 5,5% della superficie nazionale), mentre i secondi coprono 13.614 km² (il 3,6% del totale). Inoltre i 309 parchi prefetturali si sviluppano su un'area di 19.608 km² (il 5,2% del totale). Un'ampia serie di riserve faunistiche e di santuari speciali si estendono per oltre l'8% del territorio. Sono inoltre stati istituiti almeno 28 parchi marini.
La Legge per la conservazione della natura del 1972 prevede che tutti i sistemi naturali siano inventariati ogni cinque anni, un mandato che il governo ha rispettato con l'ausilio di volontari e di organizzazioni non governative. La frequenza di visite da parte dei cittadini ai parchi nazionali è fra le più alte del mondo e fin dagli anni ottanta si è imposto un forte movimento ambientalista. Tra le principali aree protette vi sono il parco nazionale dei Monti Daisetsu, sull'isola di Hokkaido, il Joshin-Etsu-Kogen (1949) e il Bandai-Asahi (1950), entrambi sull'isola di Honshu. In Giappone inoltre vi sono 16 siti riconosciuti patrimoni mondiali dall'UNESCO, tra i quali le Isole Ogasawara, la penisola di Shiretoko, Shirakami-Sanchi, e l'Isola Yakushima. Nel 1980 il governo ha dichiarato 4 riserve della biosfera nell'ambito del programma MAB (Man and the Biosphere, l'uomo e la biosfera) dell'UNESCO.
Il Giappone ha ratificato la Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide (cui non hanno aderito molti Paesi dell'area asiatica), i Trattati per il legname tropicale del 1983 e del 1994 e il Trattato Antartico. Fra gli altri accordi ambientali internazionali vi sono quelli relativi alla biodiversità, al cambiamento del clima, alle specie in via d'estinzione, alle modificazioni dell'ambiente, allo smaltimento dei rifiuti pericolosi, allo scarico dei rifiuti in mare, all'abolizione dei test nucleari, alla protezione dell'ozono sfera e all'inquinamento navale.
FLORA E FAUNA
Grazie alla temperatura calda e umida dell'estate, il Giappone ha una flora varia e rigogliosa che conta più di 4000 specie di piante. Fra le piante fiorite va menzionato innanzitutto il ciliegio, che fiorisce a inizio primavera: è il fiore nazionale e costituisce un motivo ricorrente nell'arte e nella cultura giapponese, nonché simbolo di vita, delicatezza e purezza. In aprile, le colline si ricoprono invece dei colori delle camelie e delle azalee e, all'inizio di maggio, delle peonie, uno dei fiori più coltivati. Il loto è in fiore in agosto, mentre in novembre uno dei più famosi festival floreali giapponesi celebra il crisantemo, fiore che rappresenta l'emblema della famiglia imperiale. Tra gli altri fiori si ricordano l'anagallide, la campanula, il gladiolo e diverse varietà di gigli. Tra gli alberi predominano le conifere; diffuso è il cedro giapponese, detto sugi, che può raggiungere e superare i 40 m d'altezza, il larice e diverse varietà di abete. Nel Kyushu, nel Shikoku e nel Honshu meridionale si trovano alberi come il bambù (utilizzato in cucina e nell'edilizia), l'albero della canfora e il fico d'india; la pianta del tè e della cera vegetale sono coltivate nella zona centrale di Honshu e in tutta l'area meridionale del Paese. Nel Honshu centrale e settentrionale crescono alberi tipici della zona temperata, come il faggio, il salice, il castagno, oltre a diverse conifere; vi è diffusa inoltre una coltura estensiva della pianta della lacca e del gelso; molto comuni sono anche il cipresso, il tasso, l'agrifoglio e il mirto. La vegetazione del Hokkaido è di tipo subartico, più o meno simile a quella della Siberia meridionale, con una diffusa presenza di abeti e larici; ma nelle zone più temperate si trovano l'ontano, il pioppo e il faggio. In Giappone è praticata una forma pressoché unica di giardinaggio decorativo, con la riproduzione stilizzata e in scala ridotta di paesaggi naturali. Vengono inoltre coltivati alberi nani, i bonsai, che grazie a un'abile e continua potatura, non superano i 30 cm d'altezza.
La fauna giapponese, ricca e varia, è paleartica ed affine a quella della Siberia e della Cina, con infiltrazioni indocinesi. Annovera tra le sue specie animali tipici delle zone fredde, come la tigre siberiana dell'isola di Sachalin e altri di tipo subtropicale come i macaco dalla faccia rossa, rappresentate dalla famiglia dei cercopitecidi, che popolano le isole di Honshu e Shikoku. L'isolamento del Paese ha consentito lo sviluppo di varie specie autoctone, tra cui diverse specie di mammiferi (ad esempio il roditore Apodemus speciosus), molte specie di uccelli e una nutrita varietà di rettili, anfibi (fra cui è particolare la salamandra gigante giapponese, che può raggiungere il metro e mezzo di lunghezza) e pesci.
GEOGRAFIA ANTROPICA: DIVISIONI AMMINISTRATIVE
Il Giappone è suddiviso in otto regioni geografiche (Hokkaido, Tohoku, Kanto, Chubu, Kansai, Chugoku, Shikoku, Kyushu) e in 47 prefetture, ciascuna controllata da un governatore elettivo, da un'assemblea legislativa e da una burocrazia amministrativa. Ogni prefettura è ulteriormente suddivisa in città, paesi e villaggi. La nazione è attualmente in fase di riorganizzazione amministrativa col principale intento di unire molte delle attuali città, paesi e villaggi gli uni con gli altri. Questo processo consentirà di ridurre il numero di sotto-prefetture e di regioni amministrative permettendo di alleggerire i costi amministrativi.
CITTA' PRINCIPALI
Posizione Città Popolazione
1ª Tokyo 8 956 000
2ª Yokohama 3 690 000
3ª Osaka 2 670 000
4ª Nagoya 2 266 000
5ª Sapporo 1 906 000
6ª Kobe 1 544 000
7ª Fukuoka 1 482 000
8ª Kyoto 1 470 000
9ª Kawasaki 1 413 000
10ª Saitama 1 230 000
Le aree urbanizzate si concentrano lungo le coste dove le città sono sorte in corrispondenza delle zone pianeggianti e coltivabili, sviluppandosi poi come centri portuali e industriali. Da Tokyo-Yokohama sino a Osaka si estende un'unica grande conurbazione comprendente diverse città per un totale di oltre 25 milioni di abitanti.
La città più popolata è Tokyo, nonché capitale del Paese nipponico, con i suoi 8.956.000 abitanti, è considerato dalle Nazioni Unite il maggiore agglomerato urbano al mondo. Tokyo possiede una suddivisione amministrativa che prevede 23 quartieri speciali (ku), 26 città (shi), 5 paesi (machi) e 8 villaggi (son o mura).
Altri importanti centri sono Osaka, importante porto e scalo aeroportuale, nonché tra i principali centri finanziari del Paese; Nagoya, centro industriale che si distingue per le porcellane, i tessili e la ceramica; Kyoto, la capitale storica, nota soprattutto per le attività nel campo della produzione di oggetti d'arte, tra cui la tessitura e la stampa della seta; e Kobe, importante porto, e tra le città più apprezzate dai turisti.
POPOLAZIONE
Dati demografici
Superficie: 372.824 km²
Popolazione: 127.770.794
Densità: 343 ab/km²
Capitale: Tokyo
Lingua: giapponese
Moneta: Yen
Religione: Shintoismo, Buddhismo, Cristianesimo
Il Giappone ha una popolazione di 127.770.794 abitanti. Avendo una superficie di 372.824 km² ha una densità abitativa di circa 343 abitanti/km², di quasi sette volte superiore alla media mondiale.
La società giapponese è linguisticamente e culturalmente omogenea, il 98,5% della popolazione è formato da cittadini di etnia giapponese con un esiguo numero di lavoratori stranieri; Il gruppo etnico nativo dominante è il popolo Yamato; altri gruppi minoritari principali includono gli indigeni Ainu e i Ryukyuani, così come gruppi minoritari sociali quali i burakumin. Nelle Isole Ogasawara vivono gruppi di persone di diverse origini etniche e un decimo della popolazione ha origini europee, americane, micronesiane o polinesiane. La popolazione è sostanzialmente etnicamente omogenea (nel 2009, i nati all'estero non naturalizzati costituivano solo l'1,7% della popolazione totale) e gli stessi giapponesi tendono a preservare l'idea del Giappone come una società monoculturale respingendo ogni necessità di riconoscere le differenze etniche in Giappone, benché tali richieste vengano inoltrate dalle stesse minoranze etniche degli Ainu e della gente Ryukyu.
L'aspettativa di vita in Giappone è una delle più alte al mondo: 83,5 anni. Ne consegue un tasso di mortalità fra i più bassi al mondo (9,54/1000 ab), con un tasso di natalità altrettanto limitato (7,64/1000 ab) i quali determinano una diminuzione effettiva della popolazione e un suo progressivo invecchiamento. Già oggi un giapponese su quattro ha più di 65 anni, e si stima che nel 2050 questo rapporto salirà a un terzo.
La lingua ufficiale è il giapponese (de facto), parlata da più del 99% della popolazione, mentre le religioni più seguite sono lo shintoismo, il buddhismo e il cristianesimo.
ECONOMIA: INDUSTRIA E AGRICOLTURA
Dopo la seconda guerra mondiale il Giappone fu protagonista di un “miracolo economico”: il suo prodotto interno lordo crebbe in media del 10% negli anni sessanta, del 5% nei settanta e del 4% negli ottanta. La crescita rallentò fortemente negli anni novanta, con lo scoppio della bolla speculativa e l'emersione di alcune debolezze locali sul mercato interno, in politica, nei settori bancario e finanziario e nei conti pubblici (il debito pubblico giapponese ammonta a ben oltre il 200% del PIL). Il Paese tentò anche di riprendersi leggermente, almeno fino al collasso delle dot com nel 2000. Dopo il 2005 l'economia ha ricominciato a crescere del 2,8%, fino a punte del 5,5% negli anni immediatamente successivi, più degli Stati Uniti e dell'Unione Europea.
Oggi il Giappone è la seconda potenza economica dell'Asia, e la terza al mondo dopo Stati Uniti e Cina, sia per PIL nominale che a parità di potere d'acquisto. Attualmente è un Paese postindustriale, in cui due terzi del reddito provengono dal terziario (banche, assicurazioni, settore immobiliare, commercio, trasporti, comunicazione, costruzioni, intrattenimento). L'industria è tra le più imponenti ed avanzate al mondo, ed è dominata da due settori chiave, la produzione di automobili e l'elettronica di consumo, seguite dai settori siderurgico, chimico, farmaceutico, della gomma, petrolchimico, cantieristico, motociclistico, microelettronico, videoludico, tessile, alimentare, del legno, dei laterizi, del tabacco e degli strumenti musicali. Nel Paese si trovano sia grandi multinazionali (Toyota, Honda, Sony, Panasonic, Yamaha, Toshiba, Sharp, Canon, Nintendo, SEGA, Bridgestone, Japan Tobacco, NTT, Nippon Steel, Nippon Oil) sia piccole e medie aziende. Inoltre hanno sede alcune delle maggiori banche mondiali, e la Borsa di Tokyo, seconda al mondo per capitalizzazione. Più limitato è il ruolo dell'agricoltura (riso, tè, patate, ortaggi) e dell'allevamento, mentre la pesca locale è seconda al mondo dopo quella della Cina.
Nel 2001 il Giappone contava su una popolazione attiva di 67 milioni di persone, e solo il 4% degli adulti è disoccupato. Nonostante il reddito pro capite dei giapponesi sia ancora 19º al mondo e il salario orario sia il più alto in assoluto, il Paese deve fare i conti con l'aumento della povertà (20 milioni di persone).
COMMERCIO
Le esportazioni del Giappone ammontavano a 4 210 dollari pro capite nel 2005, e sono rappresentate in primo luogo da automobili e prodotti elettronici. I suoi principali clienti sono: Stati Uniti 22,8%, Unione europea 14,5%, Cina 14,3%, Corea del Sud 7,8%, Taiwan 6,8% ed Hong Kong 5,6%. Il Paese importa soprattutto materie prime agricole e minerarie, da: Cina 20,5%, Stati Uniti 12,0%, Unione europea 10,3%, Arabia Saudita 6,4%, Emirati Arabi Uniti 5,5%, Australia 4,8%, Corea del Sud 4,7%, Indonesia 4,2%.
PRODUZIONE DI ENERGIA
Nel 2008, il 46,4% dell'energia del Giappone veniva prodotta dal petrolio, il 21,4 dal carbone, il 16,7% dal gas naturale, il 9,7% dal nucleare il 2,9% dall'energia idroelettrica. Nel 2009 l'energia nucleare prodotta rappresentava il 25,1% di tutta l'energia elettrica del Giappone. Tuttavia, a partire dal 5 maggio 2012, tutte le centrali nucleari del Paese sono state dismesse a causa della continua opposizione dell'opinione pubblica a seguito del disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi, anche se da settembre 2012 sono stati riattivati i reattori considerati sicuri per far fronte al fabbisogno delle aziende, con il programma di chiuderli definitivamente entro il 2030. Data la sua forte dipendenza dalle importazioni di energia, il Giappone ha l'obiettivo primario di diversificare le fonti e mantenere elevati i livelli di efficienza energetica.